Ama molto il lavoro. E rivendica il diritto dell’artista ad essere pagato. “Nel mondo, l’arte è necessaria. Immaginate un mondo senza illustrazioni, senza quadri, musei, teatri. Che cosa sarebbe?”.

Servono gli idraulici, ma servono anche gli artisti. Ama i colori vivaci, l’Art nouveau, la città di Parigi, la sua Livorno, e più di tutto ama disegnare.

Intervista di Giovanni Bogani

Come è iniziata la tua storia con Lady Gaga?

“Avevo appena iniziato una accademia di grafica a Firenze, la Laba. Amavo molto Lady Gaga, che ha un social network suo, dove la gente postava foto e video; io ho postato qualche disegno sulle sue canzoni. Il suo art director ha messo un like, io ho scritto per ringraziare. È iniziata così”.

Come hai fatto a farti notare dal suo art director?

“Tanti ragazzi facevano ritratti di Lady Gaga, anche molto belli. Io facevo cose un po’ diverse: in una mia immagine, lei cadeva in un tritacarne, e ne usciva uno splatter di arcobaleno, con riferimento alla sua passione civile LGBT. Così, l’art director mi propose di fare delle illustrazioni per il suo tour del 2013. Ne hanno fatto dei poster di quattro metri”.

Un inizio folgorante.

“Sì: mi ha dato molto entusiasmo, e una discreta pubblicità. Poi ho dovuto comunque cominciare da zero”.

I tuoi modelli quali sono?

“Adoro l’Art Nouveau, le sue fluide, così ‘arzigogolose’! E la pop art, l’arte che si può anche ‘vendere’. Adoro Keith Haring e René Gruau, un illustratore che ha lavorato moltissimo con Dior”.

Non ami gli spigoli, i confini. Spesso esci anche dalla cornice rettangolare del disegno…

“Sì: mi piacciono le linee fluide. Mi piace un disegno morbido, caldo. E anche se disegno in digitale, preparo tutto a mano”.

Che tecnica usi?

“Faccio delle forme a mano, in acquerello, o a china, con un pennellino, e poi riporto tutto in digitale. Oppure disegno grazie a una tavola che ‘sente’ la mia pressione, il mio tratto e lo porta in Photoshop”.

Quanto ti senti artista?

“Penso che ci siano persone molto più ‘artistiche’ di me: a me piace mescolare l’arte e il mercato; essere creativa per qualcosa che attiri gente, che faccia – sembra una parola brutta – che faccia vendere”.

Come cerchi di crescere professionalmente?

“Tutti i miei soldi per le vacanze li spendo per andare a Londra al St. Martin’s, un college con una biblioteca di arte fantastica. Faccio corsi lì da tre anni. Oppure vado a Parigi a vedere i Fauve, Picasso, l’Art Nouveau”.

È stato difficile fare accettare la tua scelta ai tuoi?

“Molto. Ho iniziato una università scientifica, ero anche brava, ma stavo male, non era il mio mondo. Mi sono detta: proviamo a fare quello che mi piace. Qualcuno me lo darà da mangiare”.

Essere tanto focalizzata sul lavoro ti ha portato a perdere qualche rapporto personale?

“Per fortuna no, ho trovato amicizie e rapporti personali ottimi, con persone che non sono del mio campo. Non parlo con loro di arte o di illustrazioni, e sto benissimo così”.

Tu sei una free lance. Come vivi il problema di proporti, di promuoverti, di trovare ingaggi?

“A volte è dura. Mi dicono: ma così giovane? Come se fosse un male. E mi duole dirlo, ma conta molto che ci sia una persona che ti propone. Io ho avuto la fortuna di conoscere l’Art director di Lady Gaga, che mi ritiene un talento, e che mi segnala quando ci sono lavori che ritiene adatti a me”.

A vivere all’estero hai pensato?

“Io adoro dove vivo. Sognerei di rimanere nella mia città e nella mia regione, ma temo che non ne avrò la possibilità. Ci sono tanti ragazzi che hanno voglia di andare all’estero: io vorrei rimanere, ma sarà quasi impossibile. Per fortuna riesco a produrre molti lavori anche da casa. Sono molto legata alla famiglia. Non so quanto sarei felice a stare molto lontano dai miei affetti. Parigi e l’Europa in generale mi sembrano un buon compromesso”.

Ma come ti vedi fra dieci anni?

“Come adesso! Per ora non ho intenzione di avere famiglia, figli… Poi, chissà, magari cambierò. Per ora, preferisco un cagnolino a un bambino…”.

Che bilancio fai della tua vita?

“Ho conosciuto la felicità, il dolore, la caduta, la forza di rinascere. E ora non ho più paura di nulla. Sono forte. Gli altri me li mangio tutti!”, ride.